Assemblea cittadina per parlare di razzismo e sicurezza

Ad un anno dalla nascita, il comitato MANTOVA ANTIFASCISTA ANTIRAZZISTA propone un’assemblea per discutere insieme di sicurezza e razzismo.

GIOVEDÌ 27 SETTEMBRE
@ sala Isabella D’Este, via Giulio Romano
ORE 21.00
(Pagina Facebook dell’evento)

Ad un anno dalla concitata nascita del comitato Mantova Antifascista e Antirazzista, riteniamo doveroso riprendere i fili della lotta ai fascismi e ai razzismi, aprendoci alla città, per tre semplici motivi.

In primo luogo ci sembra importante segnalare la vitalità di un comitato che rappresenta un caso unico nella storia politica cittadina degli ultimi decenni. Sappiamo che l’attività costante fatta di presentazioni di libri, presidi e riunioni bisettimanali fa meno spettacolo degli scontri con la polizia. La vera notizia però è proprio questa: nonostante l’antipolitica e il qualunquismo generalizzato, decine di persone molto diverse tra loro si incontrano costantemente da più di un anno senza alcun desiderio di ottenere visibilità nel mercato elettorale. In questo anno il comitato è stato luogo eterogeneo e aperto, formato da militanti, attivisti e semplici cittadini, che è nato in risposta ad un chiaro episodio di razzismo politicamente motivato.

Uno spazio di discussione, approfondimento e azione che vuole monitorare e smacherare le intolleranze contro i soggeti più deboli presenti nel territorio mantovano. In seconda istanza vorremmo presentare nell’assemblea di giovedì prossimo, una traccia delle attività che vorremmo organizzare nei prossimi mesi. Alcune non si sono concretizzate l’anno passato per limiti di tempo, altre purtroppo sarà la cronaca a suggerircele, altre ancora vorremmo che emergessero durante l’ assemblea di giovedì. Lo spirito di base rimane quello con cui il Comitato nasce: affiancare alle iniziative aggregative e culturali nei quartieri della città, approfondimenti storici, economici e politici sia sul passato, continuamente revisionato, che su un presente che, di fronte alla crisi, sembra non voler fare tesoro degli errori commessi.

L’odio anti-tedesco o anti-greco fomentato dai nazionalismi economici, il partito nazista Alba Dorata che, coperto dalla polizia, in Grecia organizza pestaggi contro gay, disabili e migranti e l’emergere di partiti xenofobi in diversi paesi europei sono solo uno dei conti che la crisi economica e le risposte politiche a questa stanno presentando. Ci piacerebbe che queste iniziative e attività andassero a costituire, passo dopo passo, durante l’anno, una spinta larga e dal basso alla costruzione di un 25 aprile cittadino che non sia un’ingessata commemorazione, ma un appuntamento del presente per cambiare il futuro.

Infine la tavola rotonda di giovedì 27 settembre vorrebbe dare un contributo alla città su questioni che mostrano sempre, senza nessuna offesa e presunzione, un livello del discorso molto basso. Riteniamo infatti che sia necessario fare chiarezza e fornire elementi di ragionamento e approfondimento sulle tematiche securitarie, che trovano l’epicentro della retorica politica razzista nella zona della stazione ferroviaria cittadina. Lo scopo non è quello di sottovalutare alcuni episodi con una retorica buonista, ma di fornire strumenti per leggere i problemi di questa zona di Mantova, usati da consiglieri comunali e gruppi apertamente neonazisti per fomentare odio contro il diverso o speculare elettoralmente. Per fare un esempio, ci sembra ridicolo costruire tigri di carta e chiamarle “emergenza sicurezza” riducendo il tutto alla concentrazione di ristoranti di kebab.

Spesso legata alla zona della stazione è la situazione dei profughi che un anno fa sono arrivati dopo la guerra in Libia. Nonostante l’impegno di molte persone nell’aiutarli, cercando di farli vivere in modo dignitoso, molti hanno preferito parlarne solo per aizzare l’odio verso l’uomo nero, per strutturare una facile propaganda politica, per attaccarli quali “spese inutili”, senza considerare le loro storie umane. Il vuoto legislativo dell’Italia sullo stato da rifugiato, le rigidità populiste dell’ allora ministro Maroni, che in quel modo pensava di ripulire l’ immagine della corrotta Lega Nord, e le speculazioni imprenditoriali hanno reso a tratti impossibile un’esistenza accettabile nel nostro paese per persone arrivate in cerca di aiuto.

Dal 31 dicembre questa situazione rischia di peggiorare poiché i profughi che oggi sono “ospiti” in città vedranno scadere il loro permesso per richiedenti asilo, e con esso ogni minimo diritto garantito. Vorremmo in primo luogo fare chiarezza sulla situazione legislativa e approfondire con un legale dell’associazione antirazzista Meltin’Pot lo scenario che dovremmo affrontare tra pochi mesi. Ma soprattutto ci preme fornire ai profughi un luogo dove possano parlare in prima persona di cosa hanno dovuto affrontare in questo anno e mezzo. Proviamo, per una sera, a guardare la realtà dai loro occhi, a capire cosa vogliono, andando oltre gli articoli sensazionalistici che li dipingevano come viziati quando, pochi mesi fa, hanno protestato sotto la Questura, stufi di essere trattati come animali.

Capire e conoscere può essere un primo passo per costruire una rete cittadina in loro sostegno, un luogo di solidarietà e complicità che possa evitare possibili tragiche conseguenze della scadenza dei pochi diritti di esistenza forniti a loro in questi mesi. Giovedì 27 settembre vuole essere una data di rilancio, e non di arrivo, per un percorso di mobilitazione spontaneo e concreto: combattere i fascismi e i razzismi – in un periodo di crisi economica e sociale come questo – significa mantenere e difendere una dignità che è e deve essere di tutti. Significa, in due parole, restare umani.

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