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25 Aprile: la festa siamo noi!
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Tagged antifascismo, liberazione, mantova, maria zuccati, video
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L’Istituto Luce non è più quello di una volta.
Solo pochi settimane fa avevamo smascherato le faccette nere di Mantova, il gruppetto di attivisti di estrema destra del mantovano (perlopiù della bassa) che si stavano ri-presentando nel capoluogo, ripuliti dai soliti riferimenti neonazisti, nelle vesti di una “associazione culturale giovanile” dal nome Extrema Ratio (quil’approfondimento del comitato). Ottenuta una sala pubblica dall’amministrazione Sodano che toglie e concede sale ai neonazisti a piacimento, gli attivisti dell’associazione hanno creato un evento sul degrado/sicurezza. I “ragazzi” all’evento, per dimostrare che sono apolitici e legati solo all’amore per la comunità, si sono portati un dirigente di Forza Nuova e, guarda caso, pure Terminator De Marchi, il consigliere che ormai non è benvoluto manco nella sua coalizione. Il pezzo clou dell’evento è stata la proiezione di un documentario. Tralasciando ogni commento sulla qualità “tecnica” del prodotto video, che riassumiamo nel titolo dell’articolo, forniamo una “guida” alla visione di questo capolavoro della propaganda littoria.
Il video si apre con una immagine dello skyline di Mantova in fiamme: non per gli incendi dolosi del Parco del Mincio o per i problemi ambientali del polo chimico o ancora per le infiltrazioni mafiose della criminalità organizzata, ma per una “emergenza criminalità” che si concentrerebbe tutta nella zona della stazione ferroviaria e che sarebbe causata da kebabbari, clienti di kebabbari, “finti” profughi e via così.
Il conduttore del documentario è uno dei bravi ragazzi dell’associazione (vedi foto): ex candidato per la Lega Nord a San Benedetto Po, non ha mai nascosto il suo credo fascista nella musica e nell’attivismo politico; dall’emozione di realizzare il video non si ricorda le parole e legge l’introduzione da un foglio con fiero sprezzo dell’italica sintassi. Si parla di una città in balìa di orde di barbari che non si sono integrati ma a corredo delle parole vengono fornite immagini di migranti di passaggio in zona, di alcune donne con le borse dello shopping e le gradinate della stazione semivuote. Date le eccezionali circostanze, spiega il conduttore nell’introduzione, “Extrema Ratio ha voluto raccogliere le voci di chi vive ogni giorno sulla propria pelle quella situazione”: segnatevi questa frase perché ne vedremo delle belle.
Al minuto 2.00 la prima intervista: un barista della zona che da anni lavora lì e che si lamenta del degrado degli ultimi anni. Suona strano che il primo intervistato, che fornirà anche altri contributi, sia il padre del conduttore del documentario, forse è soltanto un caso.
Subito dopo appaiono le prime schermate dei quotidiani locali: vengono presentati i titoli sensazionalistici che dipingono scenari di guerra, le cui date denotano una cadenza poco frequente, al più mensile, e che calcano la mano sulla etnicizzazione dei reati: non si sono stati casi di scippi, rapine o peggio, ma di risse e ubriachezza, fenomeni significativi che popolano anche la movida del parallelo Corso Vittorio Emanuele anche se questo questo, ovviamente, non fa notizia.
Al minuto 3.00 viene intervistato un tassista della stazione: dice di vedere che c’è ubriachezza e qualche situazione difficile ma che la sua categoria nonè mai stata colpita da atti criminosi anche se, secondo lui, è solo questione di tempo.
Al minuto 4.00 entra in scena il proprietario del negozio Fantasy che, stimolato da una domanda (anche questa grammaticalmente “ardita”) che contiene più di una risposta, spiega che mettere troppi negozi etnici vicini crea problemi anche perché, essendo di nazionalità diverse, si rischia che nascano “rivalità” tra i gestori (una risposta sincera ma che merita il premio per la più fantasyosa). Più avanti nel video parlerà di risse continue come se parlasse di scontri tra elfi e orchetti.
Uno dei momenti “clou” del video arriva al minuto 7.00 quando viene intervistato un giovane che, così dice, “passa spesso di lì”: a guardarlo bene pare, che caso, proprio un ragazzo di Cerese, dalle note simpatie neonaziste, bassista della band nazi-rock del conduttore del documentario; è infatti l’unico che dà risposte precise e, sebbene demagogiche, con una chiara impronta politica. Nella foto si può vedere la coppia del video ritratta in un momento “da bravi ragazzi”.
All’ottavo minuto entra in campo la proverbiale “anziana impaurita”: forse sbagliamo ma sembra proprio la nonna del conduttore del video. Gli fa eco il barista-papà che dice che ha visto risse e scambi di droga.
Al minuto 11.00 scende in campo il presidente dell’associazione: giovane naziskin della bassa con un curriculum di provocazioni bello ampio e che ricordiamo nella immagine a fianco
mentre, all’interno di una festa per raccogliere fondi per il terrorista Concutelli, gioca al lancio del tronco con i camerati (sembra uno stereotipo da sketch di Caterina Guzzanti ma è proprio così…). Il presidente racconta che volevano intervistare la proprietaria della tabaccheria “la casa della pipa” ma che la signora, già nota per le raccolte firme anti-degrado, “è esasperata dalla situazione in cui non viene fatto nulla per i cittadini” (lo dice lui con parole sue, non lei).
Subito dopo il barista, in un’altra clip, fa anche un paio di proposte: più illuminazione e più presenza delle forze dell’ordine; niente di nazista, niente espulsioni di massa come sognano i ragazzi che, nello sguardo del presidente, probabilmente ci sono pure rimasti male.
Al minuto 14.00 (e riprese) fa il suo ingresso in scena Luca De Marchi della Lega Nord: mentre il video sembrava una critica alla gestione dell’ordine da parte dell’amministrazione comunale, da questo momento in poi parte lo spot-elettorale gratuito per il consigliere padano (già riferimento politico della raccolta-firme organizzata, guarda caso, dal green bar e dalla casa della pipa). A parte la sua entrata in scena nel documentario De Marchi non dice nulla di nuovo: la colpa è dei troppi kebabbari e della politica del sindaco Sodano.
Al minuto 15.00 (e seguenti) viene intervistato Mauro Capuccetti di Rifondazione: in seguito si è appurato che gli skin si sono presentati come “giovani della parrocchia” all’anziano dirigente per fargli qualche domanda che, poi, è stata rimontata ad hoc, come dimostrano i malcelati tagli nel montaggio.
Le interviste del “quartiere” finiscono qui: a parte il fatto che hanno intervistato solo i negozianti italiani più compiacenti, mancano proprio le “voci” dei proprietari/dipendenti dei take away cosiddetti “etnici”.
Il resto del video poi si concentra sul tema profughi: non c’è un approfondimento su di loro, sulla loro provenienza e la loro paradossale condizione giuridica attuale di “non-esistenti” ma solo parole in libertà, con argomentazioni da bar e dati sballati, con risposte che vanno dal ragazzino che in modo innocuo dice “beh servirebbe un posto sicuro dove farli stare” fino a completi deliri sulla loro in-occupazione o il fatto che “mangiano pane a tradimento”.
Al minuto 19.00 uno degli intervistati, un Quistellese, dice una cosa condivisibile, cioè che i “profughi” dovrebbero potersi mettere al lavoro, per esempio del comune, per pagarsi il vitto e alloggio: il guaio è che per il loro status attuale loro non sono “niente”, hanno il divieto di lavorare in questo paese ed è anche per questo che poco più di un mese fa sono scesi in piazza a Mantova, solo che “Extrema Ratio” tutto questo non lo spiega perché sennò la loro propaganda non avrebbe più appigli. Il rappresentante del “comitato” di Bagnolo resta un interrogativo: da un lato sembra il più legalitario e contro la presenza di migranti/profughi ma mentre parla poi se la prende, sconsolato, con la burocrazia statale e con diverse altre cose.
Un materiale di propaganda alquanto scadente: interviste pilotate con amici, camerati e parenti, spot elettorali per il solito De Marchi e tanto qualunquismo. Pochi dati e nessun approfondimento con professionisti del settore. Dalle risposte meno “telefonate” emerge un senso di insicurezza, quello sì, realistico di cui la politica si deve occupare al più presto. Le situazioni di disagio e di scollamento sociale devono essere affrontate con serietà dalla politica: serve un ripensamento generale che va dalla creazione di presìdi sociali stabili fino alla più semplice illuminazione; un lavoro politico culturale che è mancato per anni e che, nella sfiducia, ha lasciato campo libero alle vigliaccate di propaganda, malriuscite, di quattro fascistelli e di qualche camerata cresciutello.
(Non ce ne vogliano i camerati di Extrema Ratio che poi minacciano di querela chi li etichetta come fascisti: anche Hannibal Lecter potrebbe presentarsi come vegetariano ma non è detto che siano tutti disposti a credergli )
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Tagged de marchi, extrema ratio, forza nuova, mantova, neofascismo, razzismo, video
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25 Aprile: la Liberazione è un esercizio quotidiano
Il 25 aprile si celebra il giorno di Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista. E’ una data fondamentale per tenere vivi e intatti quei valori su cui si basa la stessa Costituzione italiana, che è alla base della nostra democrazia. E’ dunque una data che va ricordata prima di tutto da chi, proprio grazie ai principi della democrazia, è chiamato a guidare e amministrare il paese e la città. Sorge dunque spontaneo chiedersi come mai il Sindaco del
comune di Mantova abbia nuovamente concesso spazio in una sala pubblica, e dunque legittimità politica, ad un’associazione che non nasconde di ispirarsi a quei perversi principi xenofobi e fascisti che proprio la Resistenza ha combattuto e sconfitto, permettendo all’Italia di potersi definire un paese libero e democratico. Proprio per la carica istituzionale che ricopre, il Sindaco è il primo responsabile di qualsiasi atto di legittimazione verso qualsivoglia associazione e/o organizzazione politica.
E proprio per la carica istituzionale che ricopre, egli non poteva in nessun modo permettere che l’associazione Extrema Ratio – apparentemente una semplice associazione culturale, ma in realtà composta e animata da individui facilmente riconducibili alla destra neofascista, come dimostrano svariati documenti e testimonianze – ottenesse di utilizzare una sala di proprietà del Comune. Allo stesso modo, avrebbe dovuto evitare di concedere la stessa sala il 23 settembre scorso al partito di Forza Nuova, ossia un partito che viola costantemente le disposizioni della Legge Mancino contro le discriminazioni razziali e etniche, un partito il cui leader Roberto Fiore è stato condannato per organizzazione sovversiva e banda armata, un partito che promulga ideologie apertamente neo-fasciste e razziste. Tuttavia, ciò è successo.
Anche in occasione della discussione in consiglio comunale sull’assegnazione della borsa Spadini tenutasi il 16 aprile, l’amministrazione ha vergognosamente scelto di stare dalla parte della riabilitazione dei gerarchi fascisti. Ci chiediamo allora come possa il Sindaco vestire i panni di rappresentante delle Istituzioni e commemorare in veste ufficiale una data e una memoria che lui stesso ha contribuito a calpestare con il suo operato. In quanto antifasciste e antifascisti, ci rifiutiamo di partecipare silenziosamente a quella che si rivela un’ipocrita passerella per chi dimostra di non avere minimamente a cuore i princìpi che gli permettono di rivestire la carica per cui è stato eletto: la Liberazione è un esercizio quotidiano, e non una ricorrenza da calendario.
Proprio perchè se si è antifascisti, si è antifascisti sempre, il Comitato Mantova Antifascista ha deciso di organizzare due importanti appuntamenti con cui onorare e difendere concretamente la memoria della Resistenza e della Liberazione. Sabato 21 aprile percorreremo le vie della città con vernice e pennello, per cancellare le ingiustificabili scritte a sfondo razzista, sessista e xenofobo che imbrattano non solo i muri della città, ma soprattutto la dignità e la memoria di tutti coloro che si sono opposti e si oppongono alle derive (neo)fasciste di ieri e di oggi; mercoledì 25 aprile organizzeremo un nostro momento di festa e commemorazione della Liberazione, a partire dalle 10 in piazza Mantegna: sarà la vera occasione per rendere omaggio a chi ha dato la propria vita per liberare il paese dall’oppressione nazifascista, oltre che il momento in cui chiunque si senta antifascista potrà partecipare ad una vera festa di Liberazione, e non a una ingessata e ipocrita cerimonia in cui cravatte e frasi di circostanza la fanno da padrone.
Comitato Mantova Antifascista
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Faccette nere
Negli ultimi dieci anni Mantova ha registrato un fenomeno curioso: nella marginalizzazione dei partiti di estrema destra sono nate e morte diverse sigle che hanno provato a costruire un radicamento giovanile neofascista, in diversi casi cercando di nascondere la matrice più marcatamente politica. Dall’associazione Terra e Popolo all’entrismo in Fiamma Tricolore, dalla scissione di Blocco Studentesco al gruppo Mantova Skinheads, dalla fanzine de l’Intollerante al tentativo di ricreare una Casapound mantovana fino all’ultimissima trovata: una associazione culturale “apolitica”, Extrema Ratio. Erano in pochi anni fa e, con un naturale ricambio generazionale, sono ancora oggi un gruppetto di ragazzi perlopiù della bassa mantovana e dell’hinterland. Sul loro sito non c’è nessun riferimento a fascismo/nazismo ma, anche alla voce “chi siamo”, sembra sia stata operata una forzatura nell’omettere tutto il frasario neofascista che invece non nascondono su altre pubblicazioni.
Il loro tornare sulla scena è altrettanto curioso: ad un anno dai volantini “contro il degrado e contro le moschee” in zona stazione (il cui testo è apparso poi come volantino di Forza Nuova un mese dopo), in cui nel frattempo hanno prodotto scritte sui muri della città inneggianti all’odio razziale, al fascismo e ad un imprecisato “anticomunismo”; in forma privata hanno inoltre organizzato una festina estiva di autofinanziamento per sostenere l’ex terrorista nero Concutelli nel suo ergastolo.
Dopo mesi di silenzio le faccette nere ci riprovano dunque presentandosi ripuliti come “associazione culturale” e organizzando un evento in una sala pubblica in cui discutere di “degrado e sicurezza”. Viene da chiedersi perché un gruppetto di neofascisti della bassa e dell’hinterland abbia così a cuore la zona della stazione ferroviaria del capoluogo, la risposta è semplice: per provare a raccogliere qualche simpatizzante occorre pescare nel malcontento e nella paura, fomentandola se caso; un gioco che ha fruttato molto alla Lega Nord in passato e che i ragazzi sperano di ripetere (così ha provato a fare anche Forza Nuova mesi fa). La delicata situazione dell’area della stazione merita attenzione, ma soffiare sul fuoco dell’intolleranza, dipingendo una Mantova “in fiamme” e preda della paura, non aiuta né a comprenderla, né a gestirla, salvo ipotizzare scelte “drastiche” già viste all’opera con altri treni in altre epoche; alle problematiche cittadine è desolante che si debba aggiungere anche l’esuberanza di neofascisti in cerca di visibilità e di sale pubbliche ottenute giocando a nascondino con sé stessi.
Pochi anni fa alcune sigle “di copertura” di movimenti politici di estrema destra chiesero sale pubbliche in città ma, una volta scoperti, vennero loro revocate: lasciamo il beneficio del dubbio all’attuale amministrazione comunale che ha già lasciato una sala pubblica ad un movimento politico neofascista come Forza Nuova per poi negarli ad una associazione dalla chiara appartenenza come Thule, auspicando che gli spazi pubblici non vengano più concessi a chi diffonde intolleranza e si rifà alla storia dei fascismi europei.
Non siamo così scriteriati da lanciare un “allarme fascista” ma, visto che carnevale è finito, fa bene a tutte e tutti sapere che sotto abitini ripuliti ci sono sempre le solite quattro camicie nere.
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Ricordiamo, tutto.
Il ricordo delle foibe comincia sempre in una data imprecisata, magari a guerra finita, e viene mescolato al periodo dell’esodo degli italiani. E’ singolare inoltre che dalle terre istriane, nei resoconti odierni, scompaiano i nazifascisti e non si parli più delle loro stragi, dell’italianizzazione forzata e del razzismo anti-slavo che hanno alimentato la voglia di rivalsa, ma rimangano solo “italiani” contrapposti agli “slavocomunisti” di Tito.
Nel 1920 Mussolini dichiarava la necessità di estendere il territorio italiano “… sacrificando 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani”: il fascismo di frontiera era utile per sedare le agitazioni sindacali e risolvere il “problema slavo”. La campagna di italianizzazione vera e propria iniziata nel 1922 impose il divieto di parlare in sloveno, la chiusura delle scuole “non italiane”, il cambio dei cognomi e della toponomastica; furono inoltre devastate le sedi operaie, chiusi i circoli culturali e le associazione sportive slovene. L’azione del governo fascista annullò l’autonomia culturale e linguistica delle popolazioni slave ed esasperò i sentimenti di inimicizia nei confronti dell’Italia.
All’epoca le foibe venivano già utilizzate dagli squadristi per far sparire le teste calde. Tra le due guerre mondiali, inoltre, gli esuli sloveni e croati dalla Venezia Giulia furono oltre 100.000.
Poi ci fu la brutale occupazione del 1941: l’Italia fascista era al seguito dei nazisti che invasero tutta la Jugoslavia. Seguirono stupri, massacri, bombardamenti e deportazioni di massa specialmente a danno di serbi e altre minoranze; violenze di cui l’esercito fascista fu parte attiva con la creazione di campi di concentramento come la Risiera di S. Sabba, a Trieste o il campo di Gonars a Udine. Alla fine della guerra la Jugoslavia conterà circa un milione di vittime di cui 300.000 direttamente attribuibili alle truppe d’occupazione italiane.
Dopo l’8 settembre del ’43, con le sorti della guerra rovesciate, con il fascismo in rotta e con una recrudescenza da parte dei nazisti, le popolazioni slave, oppresse dalla dittatura e dall’occupazione militare, ebbero modo insorgere in un complesso coacervo di motivazioni etniche, nazionali e ideologiche. L’esercito popolare e bande di irregolari intensificarono la lotta contro i simboli della dittatura: contro gerarchi del fascismo, camicie nere e civili collaborazionisti. Come in tutte le guerre ci furono anche vittime innocenti e all’interno dello stesso campo partigiano. Durante la guerra di liberazione dall’invasore avvennero centinaia di fucilazioni e una serie di infoibamenti il cui numero non è mai stato chiarito; non vogliamo fare la conta dei numeri, ma sono cifre che cambiano di anno in anno nei testi di propaganda delle destre post/neo-fasciste. Dopo la fine del conflitto bellico, nessun italiano criminale di guerra è stato processato.
Realtà storica testimoniata e documentata: un fenomeno complesso, con un prima e un dopo, che annualmente diventa un’arma di propaganda per gruppi e associazioni che si rifanno idealmente e/o politicamente al fascismo, alla repubblica di Salò o che fanno direttamente apologia del nazismo; movimenti che riducono tutto all’”odio slavo-comunista contro chi aveva la colpa di essere italiano”; quegli italiani che, a dispetto dei massacri compiuti in Libia, Etiopia e Grecia, sembrano essere sempre brava gente.
Chiunque decida di prendere in considerazione la questione delle foibe deve tenere conto di questo contesto: non per negarle o per ridurne l’importanza, ma per comprenderle. Chi invece rivendica platealmente l’eredità ideale del fascismo e della Rsi, quando parla di “foibe” si deve rivendicare anche l’italianizzazione forzata, la dittatura, la ferocia della guerra e i massacri subiti dal popolo slavo: una vergogna d’Italia che non si cancella nemmeno settant’anni dopo.
Come comitato Mantova Antifascista e Antirazzista organizziamo per giovedì 16 febbraio alle 21 presso lo Spazio Sociale La Boje! di Strada Chiesanuova 10, un incontro con Sandi Volk, dottore in Storia Contemporanea all’Università di Lubiana e membro della commissione consultiva del Comune di Trieste per il Civico Museo della Risiera di San Sabba-Monumento nazionale.
Se non li conoscete guardateli un minuto.
Ai nostri giorni le cose cambiano nome rapidamente e quindi ci asteniamo dall’usare il termine estrema destra che “sembra” desueto e che potrebbe offendere la sensibilità di neo-fascisti, neo-pagani e neo-nazisti chiamati in causa da questo breve testo. Sui giornali si è parlato molto di un incontro organizzato sul tema delle foibe da parte della professoressa Barbara Spadini a nome dell’associazione Thule Italia. Il comune di Mantova ha scelto di non patrocinare l’evento e sembra intenzionato a non dare la disponibilità alla sala. Una riunione prefettizia dovrebbe decidere in merito a possibili problemi di ordine pubblico.
Il tema delle foibe ha una sua complessità storica e politica che una data istituzionale
come quella del giorno del ricordo non è in grado di sbrogliare: per questo nascono diversi eventi collaterali, ma questi sono organizzati quasi esclusivamente dal mondo associativo, politico e/o culturale che fa riferimento ad una precisa cultura politica che non è quella progressista, democratica o liberale.
Non desta dunque sorpresa che i primi ad accorrere in soccorso della Spadini a cui è stata negata la sala, siano i camerati di Forza Nuova, un movimento, forse non di estrema destra, che ha riferimenti storici e culturali nel fascismo italiano, nella guardia di ferro rumena, nell’integralismo cattolico e con miti tra le fila delle SS. Il segretario nazionale di Forza Nuova, che probabilmente non è di estrema destra, è stato latitante in Gran Bretagna per la sua affiliazione a Terza Posizione e condannato per banda armata.
Non è di estrema destra nemmeno l’associazione culturale Thule Italia che fa solo un “lavoro culturale”: si occupa di documentare e valorizzare le culture nordiche e i fenomeni religiosi e spirituali in genere; il nome rimanda alla società segreta di matrice esoterica Thule da cui nacque il partito nazionalsocialista. Tra le pubblicazioni dell’associazione infatti ci sono libri di Hitler, sul gerarca delle SS belghe Leon Degrelle, sul nazismo esoterico, sul socialismo nazionale tedesco e anche materiale di propaganda destinato ai soldati della Wehrmacht impegnati nella seconda guerra mondiale. L’8 ottobre Thule Italia ha tenuto un incontro a Mantova per presentare il programma del “movimento politico di transizione” che dovrebbe diventare la parte più attivamente politica dell’associazione.
Non è sicuramente di estrema destra Barbara Spadini che si occupa solo di riabilitare la memoria della RSI e del collaborazionismo. La professoressa Spadini ha inoltre creato, in modo letteralmente “casalingo”, un centro studi che si occupa dei crimini del comunismo e che fa apologia dell’operato di fascismo e nazismo.
Questa è la compagine che intende organizzare e sostenere un evento sul tema delle foibe: non è estrema destra, è proprio neofascismo/neonazismo.
Il problema dell’ordine pubblico è fittizio: prima di qualsiasi contestazione, preso atto degli attori in campo, questo evento è oggettivamente impresentabile per la città di Mantova. Crediamo che i conservatori-liberali del centrodestra che amministrano il comune di Mantova non vogliano patrocinare o concedere sale pubbliche a chi, tra le pieghe di una giornata istituzionale, vuole evocare i “fasti” del reich e del fascismo italiano, magari dimenticando l’italianizzazione forzata dell’Istria, l’annientamento culturale del popolo slavo, le deportazioni e la brutale occupazione di tutta la Jugoslavia al fianco dei tedeschi.
il titolo è un riferimento alla canzone di Fausto Amodei “Se non li conoscete“Conferenza stampa del 24/01/12
La calata su Mantova di un’organizzazione fascista come Forza nuova, è stato l’innesco di un percorso di mobilitazione in difesa e per il rilancio di diritti sociali e civili. Ci siamo trovati per respingere l’insediamento dell’organizzazione guidata da Roberto Fiore nella nostra città, con un assemblea cittadina autoconvocata a inizio estate. Si può dire che tutto il nostro percorso comincia con il rifiuto di Forza Nuova e la successiva apertura di un ragionamento su diritti e discriminazioni, libertà e repressione, democrazia e auoritarismo.
Poi si è venuta a intrecciare la vergognosa vicenda Spadini (la borsa di studio intitolata ad un repubblichino), che ha segnato la complicità di pezzi di apparato governativo della nostra città con revisionisti nostalgici del fascismo tutti intenti a riabilitare gerarchi autori di stragi nel ventennio, e ci siamo resi conto che se pur poco visibile, il brodo di cultura di un ritorno di nazionalismi e nuove destre a mantova rappresenta più di una minaccia, perchè più fluidi di quello che potevamo ipotizzare sono i rapporti tra le destre neofasciste, quelle istituzionali e quelle che dirigono poteri economici, finanziari e clericali.
Respingere un organizzazione neofascista, ha significato non soltanto opporsi e costruire una resistenza all’organizzazione politica in sè, quanto piuttosto aprire una battaglia di civiltà, coinvolgere tutta la città in un dibattito sulle forme di discriminazione e violenza che molte e molti oggi subiscono. E’ una sfida politica molto più ambiziosa e difficile, dalla quale non possiamo esimerci e che vogliamo giocarci fino in fondo che parte dal rifiuto a Forza nuova e si apre su molti altri terreni. Discriminazioni razziste e sessiste, gli attacchi fisici e legislativi agli emarginati, migranti, donne, lesbiche, omosessuali e transessuali, purtoppo vanno ben oltre la ristretta cerchia di fanatici militanti neonazisti di piccole organizzazioni politiche. Sono quasi un esercizio quotidiano di propaganda politica anche per organizzazioni che si collocano a destra e non solo, pronte a ergersi paladine in caccie alle streghe in cui ogni tanto ci imbattiamo, perchè in tempi di crisi scatenare offensive contro chi ha meno diritti paga in termini elettorali e non solo.
Dopo la violenta repressione della polizia di una pacifica opposizione alla vergognosa assemblea di forza nuova in una scuola pubblica concessa dal sindaco, giornali e televisioni hanno provato a inscenare il teatrino degli opposti estremismi con servizi approssimativi e banali, utili solo a vendere clamorose scatole vuote.
Ci siamo smarcati da queste interpretazioni, calzanti per chi interpeta la poltica come sensazionalismo giornalistico. Noi siamo per una costruzione di uno spazio sociale antifascista, antirazzista e antisessista. Un fronte ampio di iniziative di aggregazione e lotta a 360 gradi, che va dall’osservatorio contro le forme di discriminazioni sul nostro territorio a una difesa dalle aggressioni, che comprenderà una campagna sociale antifascista nei quartieri e nelle scuole che promuova momenti di dibattito e cultura , che incalzerà le organizzazioni sociali e politiche a evitare imbarazzanti mutismi.
Un soggetto senza portavoce nè bandiere (oggi siamo qui a rotazione ndr), tranne quella di una difesa della democrazia e di un radicale rifiuto verso ogni forma di oppressione e sfruttamento.
Quando nasci non ti puoi più nascondere. Per questo oggi abbiamo convocato questa conferenza stampa , per illustrare le nostre prossime iniziative.
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Il fascismo uccide. La resistenza è quotidiana

Davide Cesari, Renato Biagetti, Nicola Tommasoli, Samb Modou, Diop Mor.
Cinque nomi che molti non ricorderanno e non sapranno collegare, al massimo qualcuno riconoscerà solo quelli dei commercianti senegalesi ammazzati pochi giorni fa, nel centro di Firenze, a sangue freddo e Smith and Wesson.
Metterli in ordine cronologico su un foglio di carta non ha un obiettivo funebre, è anzi un esercizio di memoria finalizzato a costruire una consapevolezza collettiva che chiuda spazio ai fascismi che serpeggiano in tutta l’Europa attraversata dalla crisi economica.
Solo in Italia negli ultimi 8 anni sono state uccise 5 persone da appartenenti e simpatizzanti di organizzazioni neofasciste come Forza Nuova (che vorrebbe aprire una sede nella nostra città) e Casa Pound. Potremmo anche citare le violenze dei gruppi neonazisti dell’est Europa o gli omicidi del Kebab tedeschi (9 commercianti di origine turca uccisi negli ultimi 10 anni), ma il problema è ben più generale e attraversa grandi strati della società.
In primo luogo, per quanto avvenuto a Firenze, pensiamo che debbano fare ammenda tutti quei “liberi” giornalisti e intellettuali pronti astracciarsi le vesti in difesa della libertà di parola per Casa Pound e i neofascisti
Abbiamo rifiutato di sederci e parlare con Forza Nuova di fronte ad una telecamera, non per rancore o mancanza di spirito democratico, ma perché abbiamo la memoria, non cancelliamo il passato con un cambio di canale e non riconosciamo come interlocutore chi ha nostalgie per la Repubblica di Salò e il Terzo Reich. Il massacro di Firenze però ci porta oltre, al campo rom di Torino dato alle fiamme per esempio. Ma le domande che ci pone vanno ben oltre a pochi invasati delle teorie hitleriane, feticisti delle camere a gas, questi non sono altro che l’avanguardia di un razzismo sempre più spontaneo e diffuso.
la totalità dell’arco parlamentare, la stessa che ha consegnato il paese agli interessi del Fondo Monetario Internazionale e dei grandi capitali stranieri,ha istituito, con pacchetti sicurezza locali e nazionali o leggi contro l’immigrazione, un razzismo
istituzionale.
La realtà viene così ribaltata: quelli che stanno peggio di te diventano il pretesto su cui scaricare il peso di una vita precaria, della mancanza di diritti, della privatizzazione dei servizi. Da quando è scoppiata la crisi economica poche persone stanno facendo enormi profitti, non scappano dalle guerre dell’africa, non vivono in un campo rom, non commerciano in strada. Firenze ci ha mostrato che i fascisti ci sono ancora, che uccidono e che non si possono banalizzare le resistenze ai loro tentativi di radicamento con articoli che parlano di “antagonisti” o “guerre tra
bande”.
Come prima cosa chiudiamo le sedi fasciste, non concediamogli spazi, ma non basta, gran parte del lavoro è sulle spalle di tutte e tutti, è un lavoro quotidiano, ogni luogo deve essere liberato se non vogliamo vedere orrori che pensavamo fossero passati.
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Tagged casapound, chiudere i covi, chiudere le sedi fasciste, firenze
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Incontro di approfondimento sulle nuove destre con Saverio Ferrari
La crisi picchia duro su lavoratori, studenti e migranti. L’incapacità di gestire una crisi mondiale da parte di chi l’ha creata sta comportando in tutta Europa l’avanzata di organizzazioni neofasciste, pronte a sopprimere i presidi democratici ottenuti con anni di lotte, in nome di una restaurazione che va a scagliarsi su diritti di tutte e tutti. Le ricette di nazionalismo, guerra ai migranti, soppressione delle libertà e rilancio di ideali conservatori si stanno diffondendo anche, ma non solo nel nostro paese. Si chiamano, Forza Nuova, Casapound, Ordine nuovo. Sono forze politiche neofasciste che propongono ed esercitano politiche razziste, sessiste e paventano spesso soluzioni che ledono libertà individuali e collettive. Costruiscono una paura sociale grazie al clima di guerra tra poveri e la canalizzano in un consenso politico ed elettorale scagliandola contro un “nemico invisibile” generalmente più debole, mantenendo solidi rapporti e alleanze con le destre e le lobby economiche che governano il Paese. Per quanto la storia non si ripropone nelle medesime condizioni, questo triste film l’abbiamo già visto. Siamo partiti dal rifiuto della possibilità di insediarsi da parte di un organizzazione neofascista come Forza Nuova, una delle più impresentabili palesemente ispirata a ideologie e icone naziste.Vogliamo analizzare e costruire insieme un percorso per una mobilitazione antifascista, contro le discriminazioni razziali e sessuali, in difesa della democrazia e dei diritti che abbiamo, per introdurne, al contrario di nuovi.
Sei invitata/o a partecipare a un incontro pubblico che organizzeremo Venerdì 9 dicembre presso Arci Virgilio, in vicolo Ospitale 3 sulla nascita, il radicamento e i meccanismi politici delle nuove destre. Interverrà Saverio Ferrari , autore di “Fascisti a Milano. Da Ordine nuovo a Cuore Nero” e responsabile dell’osservatorio democratico sulle nuove destre.Un occasione per fotografare la complessa e preoccupante radiografia delle organizzazioni neofasciste, i crimini commessi, i legami con le forze politiche reazionarie nel paese, i luoghi di insediamento e reclutamento sociale, soprattutto nell’industrioso Nord piegato dalla crisi.Un contributo per una discussione a cui tutte e tutti sono invitati che andrà a supportare una larga e partecipata campagna antifascista, per ripudiare razzismo, sessismo e per difendere la democrazia.
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Solidarietà
Il 23 settembre oltre sessanta cittadini/e antifascisti/e hanno preso parte ad un presidio per contrastare una iniziativa di Forza Nuova in cui era prevista la partecipazione del segretario Roberto Fiore, ex-appartenente alla destra stragista degli anni settanta, che l’amministrazione comunale ha autorizzato in una sala pubblica all’interno di un istituto scolastico della città; colpe evidenti ricadono sul Sindaco che non ha preso una posizione significativa né prima, né dopo gli accadimenti.
Da una parte c’era un sit-che ha avuto momenti di tensione solo quando sono arrivate le manganellate e dall’altra, basta guardare le foto dei quotidiani, esibizioni di saluti romani che da soli varrebbero denunce per apologia del fascismo.
La determinazione nel non voler e abbandonare il presidio improvvisato è costata ai manifestanti tre cariche e, come si è saputo dai media, tredici denunce. Balza all’occhio, per la composizione della manifestazione e le caratteristiche di Mantova, il fatto che questi provvedimenti abbiano colpito in gran parte giovani sotto i venticinque anni.
Tredici denunce che pesano come un macigno a partire da una evidente “stretta” sul dissenso che si respira in tutta Italia.
Durante quella manifestazione c’erano, come detto, decine di cittadini diversi per età ed appartenenza politica per dire “mai più” a chi si considera erede e prosecutore delle idee e dei metodi del fascismo.
Mentre, complice il disastro economico, dilagano la guerra tra poveri, l’odio razziale e pulsioni autoritarie, movimenti neofascisti cercano di conquistarsi uno spazio politico nella crisi di una certa destra, simile a loro nelle parole ma un po’ meno nei fatti; pensiamo che “restare umani” significhi oggi smetterla di essere indifferenti e di trovare la forza di indignarsi, di prendere parte e di essere partigiani: facciamo appello ai singoli e alle forze sociali, culturali e politiche perché si apra una campagna di sensibilizzazione su queste tematiche e, da subito, un movimento spontaneo di solidarietà verso gli/le antifascisti/e denunciati/e.
Comitato Mantova antifascista e antirazzista
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